Referto nativo nel Fascicolo Sanitario Elettronico: perché la qualità del dato è parte della qualità assistenziale
Un referto di laboratorio, radiologia o anatomia patologica non è soltanto un documento conclusivo. È un elemento che collega la produzione di un dato alla decisione clinica, al monitoraggio e alla continuità dell'assistenza.
Per questo la digitalizzazione dei referti non può essere ridotta alla semplice conversione di un documento in formato elettronico. La differenza sostanziale è tra un file da conservare e un'informazione nativa, strutturata e utilizzabile nel Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE).
Un obiettivo nazionale raggiunto
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, attraverso il target M6C2-13, indica come raggiunto entro giugno 2026 l'obiettivo di produrre documenti nativi FSE per il 90% del totale dei documenti. Nel perimetro di verifica rientrano la lettera di dimissione ospedaliera, il verbale di pronto soccorso, il referto di laboratorio, il referto di radiologia e il referto di anatomia patologica.
Il dato, aggiornato sul portale PNRR Salute il 3 agosto 2026, segnala un avanzamento concreto dell'infrastruttura documentale del Servizio sanitario nazionale. Non descrive da solo la qualità di ogni singolo flusso locale, ma fissa una direzione: i documenti sanitari devono nascere in modo coerente con la loro consultazione e con la continuità del percorso assistenziale.
Che cosa cambia per laboratori e centri diagnostici
La produzione di un referto nativo nel FSE non riguarda esclusivamente l'invio del documento. Riguarda la qualità dell'intero processo informativo.
Per una struttura diagnostica significa porre attenzione a quattro elementi:
- Struttura del dato. Informazioni, identificativi, unità di misura, intervalli di riferimento, validazioni e metadati devono essere prodotti in modo coerente e controllabile.
- Tracciabilità. Ogni passaggio, dalla validazione alla disponibilità del referto, deve avere responsabilità e tempi definiti.
- Interoperabilità. Il sistema informativo di laboratorio o diagnostica deve dialogare correttamente con i servizi che ricevono e rendono disponibile il documento, evitando duplicazioni e perdite di significato.
- Sicurezza e governance. Protezione dei dati, gestione degli accessi, continuità operativa e controllo degli errori informativi sono parte del processo, non attività accessorie.
Dal documento al percorso
Un documento digitale non è automaticamente utile solo perché è online. Diventa utile quando è disponibile nel contesto corretto, è leggibile, mantiene il proprio significato clinico e può essere ricondotto con certezza al processo che lo ha generato.
Per medici, tecnici e direzioni sanitarie questa evoluzione richiede una collaborazione concreta tra organizzazione, medicina di laboratorio, sistemi informativi e professionisti clinici. La tecnologia è necessaria, ma non sostituisce la progettazione dei flussi e la responsabilità sui dati.
La domanda operativa da porsi è semplice: il nostro referto è soltanto digitalizzato oppure è davvero pronto a sostenere un percorso assistenziale connesso?
Fonte
PNRR Salute, “Utilizzo del Fascicolo Sanitario Elettronico per la maggior parte dei fascicoli sanitari”, target M6C2-13, pagina aggiornata il 3 agosto 2026:
https://www.pnrr.salute.gov.it/it/pnrr-targetmilestone/m6c2-13/
Per il quadro di prevenzione digitale e territoriale: ISS EpiCentro, “Piano nazionale della prevenzione 2026-2031”, pagina del 9 luglio 2026:
https://www.epicentro.iss.it/piano_prevenzione/pnp-2026-2031

