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Alcol e over 65: il rischio sottovalutato
Salute e prevenzione

Alcol e over 65: il rischio sottovalutato di cui si parla ancora troppo poco

Quando si parla di alcol, il dibattito pubblico tende a concentrarsi quasi sempre sui giovani, sul binge drinking e sugli eccessi del fine settimana. È un focus comprensibile, ma incompleto.

I dati diffusi dall'Istituto Superiore di Sanità in occasione dell'Alcohol Prevention Day 2026, pubblicati il 16 aprile 2026, mostrano infatti un altro aspetto rilevante: in Italia il consumo di alcol a rischio coinvolge in modo significativo anche la popolazione over 65.

Questo cambia il modo in cui dovremmo parlare di prevenzione.

Cosa dicono i dati più recenti

Secondo i dati ISS riferiti al 2024, gli over 65 con consumo di alcol a rischio sono circa 2 milioni e 450 mila.

Il dato è importante non solo per la dimensione numerica, ma per quello che suggerisce sul piano culturale e sanitario. Molto spesso il consumo abituale di alcol nelle persone più anziane viene percepito come meno problematico rispetto a quello dei più giovani. In realtà, proprio in questa fascia d'età, l'attenzione dovrebbe aumentare.

L'ISS sottolinea inoltre che gli anziani rappresentano uno dei target più trascurati della prevenzione, nonostante abbiano una probabilità elevata di contatto con medici e servizi sanitari.

Perché con l'età il rischio cambia

Il punto non è solo quanto si beve, ma il contesto biologico e clinico in cui il consumo avviene.

Con l'avanzare dell'età possono aumentare fragilità, patologie croniche, terapie farmacologiche e vulnerabilità agli effetti dell'alcol. Humanitas ricorda che l'alcol può interferire con l'azione di diversi farmaci, ridurre l'assorbimento di alcune vitamine, alterare le capacità cognitive e aumentare il rischio di malattie epatiche, cardiovascolari e tumorali.

Questo significa che un comportamento ritenuto normale o consolidato nel tempo può avere un impatto diverso rispetto al passato.

Il problema della normalizzazione

Uno degli ostacoli principali alla prevenzione è la normalizzazione del consumo. Se un'abitudine è diffusa, quotidiana e socialmente accettata, tende a essere percepita come innocua.

Ma abitudine non significa assenza di rischio.

È qui che la comunicazione sanitaria deve diventare più precisa: non serve allarmismo, serve consapevolezza. Il messaggio utile non è moralistico, ma concreto. Alcuni comportamenti meritano di essere rivalutati soprattutto quando cambiano età, salute generale e terapie in corso.

Prevenzione: il messaggio davvero utile

Il contributo più utile della prevenzione non è colpevolizzare chi beve, ma aiutare le persone a riconsiderare ciò che danno per scontato.

Nel caso degli over 65, questo significa:

valutare meglio la frequenza e la quantità del consumo
considerare le possibili interazioni con farmaci e condizioni cliniche
parlare del tema in modo più aperto durante controlli e visite
non liquidare il consumo quotidiano come automaticamente innocuo

La prevenzione efficace inizia spesso da una domanda semplice: quello che considero normale è davvero neutro per la mia salute?

Conclusione

I dati ISS del 2026 ricordano una cosa essenziale: il rischio alcol non è un tema che riguarda solo i giovani o gli eccessi evidenti. Riguarda anche le abitudini consolidate, le fasce di popolazione meno raccontate e i comportamenti che tendiamo a sottovalutare.

Per questo parlare di alcol negli over 65 non è un dettaglio. È una priorità di salute pubblica che merita più spazio, più chiarezza e meno automatismi.

Fonti: ISS / EpiCentro - Alcohol Prevention Day 2026; Humanitas - Alcol: i danni che provoca all'organismo.

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